7.s Le oscure presenze (dal cap.V)

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Un po’ per curiosità, un po’ perché voleva rimediare

all’impressione di incredulità, peraltro fondata,

che aveva suscitato nell’amico, Andrea fu dunque

di parola.

La settimana successiva il nostro eroe fu pertanto

condotto da Simone nel retrobottega della farmacia

di Piazza Mazzini, quartier generale del suo gruppo

e centro propulsivo da cui si irradiavano idee, istruzioni

e una accortissima forma di propaganda, dato

che eventuali nuovi adepti sarebbero stati cooptati

solo su garanzia di uno dei membri storici e dopo un

accurato esame degli altri sodali. E fu proprio in

qualità di osservatore e di potenziale aderente al

gruppo che Simone presentò Andrea al farmacista

Mario Vescovi, il quale, forse per quel nome ieratico

che la sorte gli aveva concesso e per quel grado di

conoscenza della natura umana che gli derivava dallo

studio della medicina, o, più probabilmente, in

virtù del fatto che era stato il primo a introdurre

quelle teorie nella città e a diffonderle in modo accorto

ma deciso, era da considerarsi senza ombra di

dubbio il capo carismatico di quell’accolita di guerrieri

dell’Apocalisse, pronti a imbracciare le armi

allo squillare delle trombe del giudizio per conquistarsi

così il diritto di accesso a una nuova vita.

Per prima cosa Andrea avrebbe ascoltato i discorsi

del condottiero in camice bianco. Questi si sedette

su un tavolo di legno, sorta di scranno sopraelevato,

mentre tutti gli altri, in numero di sette, com-

preso l’iniziato, gli si disposero attorno a semicerchio,

in modo da poterlo vedere in volto e da poter

interloquire alla vista dell’intera assise.

“Cari ragazzi,” iniziò Mario Vescovi con una solennità

ridimensionata e addolcita da una sorta di

paterno trasporto “li state registrando i segni? Dico:

vi state guardando intorno? Sentite pungervi i timpani

da un sinistro scricchiolio di baracca

fatiscente? Avvertite un odore di marcio nell’aria?

Come un qualcosa in avanzato stato di decomposizione,

intendo…”

Andrea, suggestionato dalle parole del maestro e

dal religioso silenzio che le aveva accolte, cominciò

allora ad affinare l’olfatto alla ricerca di cattivi odori,

che tuttavia non andarono oltre la percezione a intermittenza

dell’afrore emanato dalle ascelle di

qualche confratello, evidentemente emozionato; anche

aguzzando le orecchie, poi, non gli parve di sentire

nessuno scricchiolio sinistro, a parte quello della

sedia che gli era stata offerta, che gli faceva temere,

in effetti, anche se non per l’immediato, un cedimento

e un crollo rovinoso. Si rese però conto, nella

pausa che Mario Vescovi aveva lasciato prima di

continuare il suo discorso, di non aver colto il valore

metaforico di quelle prime parole, forse per l’ansia

che la situazione cominciava a comunicargli, oppure

per aver sottovalutato il livello intellettuale di quell’ardita

setta da retrobottega.

“Sta per crollare tutto!” tuonò il farmacista riprendendo

a parlare con vigore e facendo così sobbalzare

Andrea, immerso nelle sue elucubrazioni

mentali “Dovete essere pronti a cogliere i segnali!

Perché gli antichi parlano chiaro: quando la società

sarà giunta al punto di non ritorno… un evento prodigioso

porrà fine alla stessa! E allora… attenti! Per-

ché, quando il dramma si sarà consumato, non saremo

i soli ad essere preparati al peggio… E le poche

risorse rimaste le dovremo contendere ad altri, previdenti

come noi… E come noi preoccupati di assicurare

la sopravvivenza a se stessi e alle proprie famiglie…”

Lo sgomento sembrò serpeggiare nell’assemblea,

come se il capo carismatico avesse rivelato una verità

inaspettata e sconvolgente, in grado di destabilizzare

ulteriormente quegli spiriti già da prima profondamente

destabilizzati.

“Voci fondate mi assicurano che esistono altri

gruppi organizzati come il nostro,” continuò il farmacista

visionario “per giunta in città vicine alla nostra…

E se nel giro di pochi chilometri siamo così

tanti, figuriamoci dunque in quanti potemmo essere

a contenderci la sopravvivenza nel fatidico giorno!”

“Mario!” si alzò di scatto in piedi l’adepto che sedeva

tra Andrea e Simone Caravelli, accompagnato

da uno spostamento d’aria che lo dichiarò inequivocabilmente

come l’ascella tonante che aveva deliziato

poco prima le narici del nostro eroe “Ma loro ce

l’hanno il bunker? Perchè senza di quello… non

avranno la minima speranza di sopravvivere!”

“Questo non lo so…” disse pensieroso Mario Vescovi

con maggiore pacatezza “Questa è un’incognita…

che tale rimarrà fino al giorno deputato alla resa

dei conti. Il bunker, in effetti, potrebbe essere la nostra

arma in più…”

Già, il bunker. l’amico Simone gli aveva già parlato

di questo bunker, che una squadra di muratori affiliati

stava preparando da tempo in aperta campagna

e che sarebbe stato l’arca che avrebbe traghettato

quell’umanità eletta fino alle sponde della nuova

epoca. Perché una cosa sarebbe stata una cometa

che avesse fatto saltare la copertura energetica del

pianeta e ne avesse azzerato la tecnologia… e ben altra

cosa sarebbe stato lo scioglimento dei ghiacciai o

un conflitto atomico… In quest’ultimo caso, forse, il

bunker sarebbe servito… Magari solo per vendere

più cara la pelle, ma… sarebbe servito! Eccome!

Andrea, a quel punto, ritornò in sé, destandosi

dallo stato di soggezione in cui quel clima da rito iniziatico

lo aveva fatto cadere.

Dopo aver recuperato il proprio scetticismo e

dopo aver provato, ma solo per pochi attimi, una

forma di umana commiserazione per l’amico Simone

e per tutti gli altri, passò repentinamente a provare

disprezzo per quella genia di perdigiorno e disadattati

(e qui, in cuor suo, si dolse del fatto che continuava

a parlare come il padre… mannaggia!). Con

perfidia volle dunque rivolgere al guru e ai sui accoliti

una domanda finalizzata a scompaginare le fila

delle certezze di quella disgraziata combriccola:

“Scusate,” proferì con aggressività dopo essersi

levato in piedi un attimo prima che la sedia vacillante

cedesse e terminasse a terra in quattro pezzi “ma

se la fine della civiltà verrà determinata non da

sconvolgimenti climatici o interferenze di astri e

pianeti, bensì da un’invasione di creature aliene…

che ve ne farete delle vostre pistolette, delle torce,

delle tende, di tutto il vostro equipaggiamento da

sopravvivenza e di quel cavolo di bunker? Nemmeno

un’alleanza tra le varie bande armate varrebbe a

qualcosa… O morti o schiavi dei nuovi dominatori!

Non si sfuggirebbe mica!”

Mai l’avesse detto!

“Eccolo! Stavamo scaldando una serpe in seno!”

urlò il farmacista indemoniato “Eccolo il fricchettone

new age che crede ai marziani! E magari” disse

con arroganza fissando minaccioso l’intruso “li attendi

in quanto portatori della verità, in quanto divinità

di una religione cosmica che soppianterà le altre,

fallaci e inadeguate… Fuori dai piedi! Noi, caro

mio, non siamo perditempo come te! Non siamo tossici!

Noi siamo preoccupati per la sorte dei nostri

cari… del pianeta… dell’umanità! Dagli al fricchettone

figlio dei fiori!”

Simone invitò Andrea a guadagnare velocemente

l’uscita, scortandolo per maggior precauzione e per

potergli fare una ramanzina di congedo:

“Andrea, ma che ti è saltato in mente! No, da te

non me l’aspettavo! Non capisci che, con quella domanda

provocatoria, hai mancato di rispetto a

tutti… anche a me, che sono stato così gentile a introdurti…”

“… in sì alto collegio di benemeriti amici dell’umanità!”

continuò Andrea mentre si allontanava dalla

farmacia, muovendo le labbra come colui che stia

rimuginando su qualcosa che lo ha colpito e ferito.


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