La verità è come un elastico…

elastico.jpg Non ho mai spiegato il significato della frase che potete leggere sotto la testata del blog: “la verità è come un elastico…”. E non ho nessuna intezione di spiegarvelo adesso… Mi limiterò, per non annoiarvi troppo, a riportare il passo finale del racconto da cui ho estrapolato la suddetta “massima”, cioè La teoria dell’elastico. Al termine di una surreale indagine, l’ispettore Lo Ciuffo giunge a una conclusione (…)

(…) che è la negazione della sua stessa professione, nonchè del genere “giallo”, di cui La teoria dell’elastico è una sorta di parodia.

E poichè, dunque, di “giallo” non si tratta, mi posso permettere di rivelarvi come finisce la storia… Anche perchè mi auguro che, leggendo la coda, vi venga la curiosità di conoscere la testa e il corpo del racconto, che sono, anche se non dovrei essere io a dirlo, la parte più interessante e gustosa…

Da La teoria dell’elastico (2008)

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In Questura, dove giunsero in tarda mattinata, trovarono ad attenderli il responso della scientifica, il quale, a dispetto di un’attesa inspiegabilmente lunga, somigliava, più che a una risposta razionale, a un vaticinio espresso in maniera sibillina. Il che equivaleva a dire che quei genialoidi del bisturi post mortem non ci avevano capito nulla! Omicidio? Incidente? E chi lo poteva dire? Persino l’ipotesi del suicidio, spuntata da chissà dove, non poteva essere esclusa!  

Il commissario Geronzi prese le carte del medico legale e le portò nel suo ufficio, appoggiandole su un mucchio di altri documenti impilati in un angolo della sua ampia scrivania. Lo Ciuffo conosceva a menadito quella simbologia. E così anche gli altri suoi colleghi. Quel rituale asciutto ed essenziale significava: insabbiamento! Vale a dire, la fine dei sogni di gloria del Gallinari, autore di un’ipotesi che non sarebbe mai stata dimostrata.  

L’ispettore ci rifletté un po’ su. Poiché si era  accostato alla vicenda con maggior disincanto rispetto alle volte precedenti,  non provava nulla di più che la solita endemica amarezza, che ne accompagnava l’esistenza, in qualunque ambito e a qualunque livello, fin dall’adolescenza. Nulla di grave, pertanto.  

Il pensiero gli andò a un certo punto all’elastico spezzato che aveva visto sulla scena del delitto, che era stato, in fin dei conti, l’origine di quell’inchiesta bislacca e insipida.   

Gli venne, strano a dirsi, la voglia di fare il filosofo. Arrivò così alla conclusione che la verità, in fondo, può assumere tante forme, proprio come un elastico. Ma, come con un elastico, bisogna fare attenzione a non tirarla troppo, perché, se maldestramente sollecitata, può spezzarsi e sfuggirti dalle dita. E  talvolta può farti pure molto male.

 

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